Arriviamo a
Kodovjat
Siamo arrivati in un pomeriggio caldo assolato. A salutarci il
paesaggio dell’ Albania. Non so precisamente ciò che può colpire per primo gli
occhi di un viaggiatore comune, se le numerose case ancora non terminate, gli
asinelli che trainano carri sulla strada, i bimbi che giocano nei cortili, le
galline lasciate libere, gli operai che mangiano nei prati ai bordi delle
strade, il verde che da fuori Tirana domina la vista, l’immondizia fuori dai
cassonetti, le distese di campi perfettamente coltivati e curati. Io ho
mangiato con gli occhi ogni singola immagine, cercando di spiare nelle case dai
meravigliosi tappeti stesi fuori. Siamo arrivati dopo 2 ore di viaggio su
strade dissestate e trafficate per lo più dai carretti e dalle greggi, a quella
che sarebbe stata la nostra casa per cinque mesi. Kodovjat.
Kodovjat è un paese rurale nel cuore dell’Albania, a pochi
minuti dalla cittadina di Gramsh. La strada principale è affiancata da molte
case antiche e nuove, che si inoltrano in parte anche all’interno. A sinistra
ci sono colline con campi e pinete, a destra il fiume Devoll, un maestoso corso
d acqua dal letto molto ampio, anche se la portata solita è ridotta. Qui la
vita è scandita dai ritmi della campagna; ogni abitante ha campi, orti e
animali. Le capre sono gli animali più diffusi, insieme alle galline e chiocce
che girano libere con i loro pulcini. Gli asini sono i mezzi di lavoro
principali, assieme ai trattori e motozappa con rimorchi creati
artigianalmente. Le auto sono poche. Ci sono alcuni negozi forniti di ogni
genere alimentare e primario per la casa e la persona, un ambulatorio medico
aperto la mattina, il municipio, molti
bar (per lo più nati dopo l’insediamento
del grande cantiere, che durerà fino al 2020 e vedrà la nascita di una grande
diga ed una strada statale molto importante per i collegamenti della zona)
la sala biliardo, una grande scuola, un
barbiere aperto la sera, ogni martedì mattina un piccolo furgone con vestiti e
scarpe, ogni giorno varie auto con frutta e verdura fresca di stagione. I
collegamenti con le vicine città sono numerosi, vari autobus passano tutto il
giorno. La maggioranza della popolazione è mussulmana, le case sono arredate da
grandi tappeti e prima di entrare ci si toglie le scarpe.
Ma tutto ciò naturalmente, l’ho vissuto giorno dopo giorno
durante la permanenza. Il primo sguardo a Kodovjat è stato di un piccolo paese
pacificamente steso al sole. E mentre disfavo le valigie, la vicina (che per
mia grande fortuna parlava italiano) si è affacciata a darmi il benvenuto con
le lenzuola ed un sorriso.
Ora mi sento di poterla chiamare amica.

Nessun commento:
Posta un commento