A dorso d’asino
A volte perdo il
senso di alcune emozioni che vivo, è così difficile farle arrivare così come le
sento. Ogni cosa qui deve cambiare la prospettiva, non può esistere un paragone
o un meglio ne un peggio. Solo va vissuta l Albania. Va vissuta a cuore e mente
aperta, anzi spalancata. Va vista con gli occhi dei bambini. Con la sete di
vedere, di conoscere. E lei ti sa dare davvero tanto. Guardare quei campi di
grano maturo, vedere così tante persone insieme a coltivare, a raccogliere. Assaggiare il pane fatto in casa con quel
grano che hai visto crescere, mangiando li sui gradini della casa, dove non
serve un invito a pranzo, ma se sei lì un piatto per te non manca mai.
Accompagnare quel pane dai fagiolini e patate dell’ orto ed un po di formaggio
delle capre che oggi porti al pascolo, caricando i tuoi figli sul basto dell’
asino. Ti guardi intorno e vedi solo distese di campi tutti curati ed ordinati.
Frutto di lavoro, di sudore, di vera grande fatica. Osservare la nonna mentre
intreccia un cestino con una pianta, mani antiche di una donna ancora giovane,
vestita da ragazza. Che non sale mai al pascolo senza un accetta. Che ha una
pazienza infinita e solare verso i "capricci" dei bambini "sono
piccoli, non fategli colpe". Donna che ha vissuto la guerra, la fame, la
paura delle armi. Ma ora con la porta sempre aperta ed il sorriso solare sulla
bocca. Rughe del sole, sulla pelle abbronzata. Piccoli alberi legati sul
terreno per fare ombra nel prato.
Questo è ciò che ho
vissuto oggi. Domani cosa vivremo?

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